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12/12/2009 - Il costruttore a Citylife con il sindaco Moratti: “Il piano del territorio? Ottimo”

Sono passati soltanto tre mesi dalla dichiarazione di guerra sull’urbanistica lanciata da Salvatore Ligresti a Palazzo Marino. Eppure sembrano trascorsi secoli dalla tensione che scatenò la richiesta di commissariamento ad acta del Comune presentata dal gruppo del costruttore per sbloccare tre progetti fermi da anni sulla carta.

Almeno ascoltando le parole dello stesso Ligresti. Che, per la prima volta, ha parlato ufficialmente dello scontro scatenato con l’amministrazione. Difendendo così la scelta di quella richiesta, poi ritirata in extremis: «Bisognava smuovere qualcosa. Anche per tenere sveglia l’attenzione su quello che si realizza nell’incontro di oggi (il riferimento è al cantiere di Citylife, ndr)». Ma soprattutto dando un giudizio positivo sul Piano di governo del territorio, il documento che manderà in pensione il vecchio Piano regolatore e che il consiglio comunale dovrà iniziare a discutere a giorni.

Ligresti in passato non avrebbe nascosto le sue perplessità. Ma adesso dice: «Sembra un ottimo piano perché rispecchia quelle che sono le esigenze attuali di Milano: creare molto verde e spostare volumi dove ce n’è bisogno, quindi riordinare la città». Parole che, però, scatenano la reazione del Pd. «Sono dichiarazioni gravissime — attacca il capogruppo in Provincia, Matteo Mauri — Ligresti non ha fatto altro che confermare il sospetto che già avevamo: le richieste di commissariamento servivano a fare pressione in vista dell’approvazione del Pgt e del Piano provinciale».

È stata una luna di miele quella consumata durante la pubblica cerimonia di inaugurazione del cantiere di Citylife. Lì, dove un tempo sorgevano i padiglioni dell’ex Fiera e dove sta prendendo forma un nuovo quartiere, l’ingegnere sedeva in prima fila ad ascoltare — tra gli altri — i ringraziamenti di Letizia Moratti per aver creduto e investito nel progetto. Un progetto da cui Ligresti, assicura, non ha intenzione di uscire cedendo la propria quota a Impregilo: «Non ci pensiamo neanche».

Concreta, invece, la modifica per uno dei tre grattacieli, la torre “storta” di Daniel Libeskind che ieri ha presentato anche il nuovo palazzo residenziale da 26 piani su piazzale Arduino. «Cercheremo di raddrizzarla un po’ — ha spiegato l’immobiliarista — in fase esecutiva si cerca di risparmiare e una torre storta costa di più».

Il taglio del nastro del cantiere, tra autorità e visita agli scavi che si concluderanno entro il 2015, è sembrata l’occasione per infondere una nuova ventata di ottimismo anche in tema di crisi economica. Per Claudio Artusi, amministratore delegato di Citylife, «i lavori comporteranno un investimento di circa 1,5 miliardi di euro al netto dei 523 milioni per l’acquisto dell’area e daranno lavoro a 2mila persone. Altrettanti saranno gli occupati nell’indotto». E sulle vendite delle case: «Sono iniziate lo scorso marzo: già firmati contratti preliminari di acquisto per 100 milioni, e ci sono trattative in corso per altri 40 milioni».

 

12 novembre 2009, corriere.it

Ogni anno il Corriere mi cerca per chiedermi un articolo sull'Isola, ovviamente ironico e se possibile anche un po' comico. Per due anni ce l'ho quasi fatta ad essere divertente e divertito, a commentare la vita di questo quartiere, Isola felice in un mare di problemi che Milano sta affrontando, con la determinazione e la grinta di sempre... ma ora si fa dura. «Chi volta el cù a milan volta el cù al pan» si diceva una volta... (la traduzione dato che siamo sulle pagine locali la lascio alla fantasia del letto­re milanese) ma oggi non si tratta di gente che volta la faccia e se ne va, anzi... magari se ne andassero. Stia­mo parlando invece di perso­naggi che più che la faccia ci mettono le mani sopra. E non se ne vanno più.

Negli ultimi anni qui all'Isola di persone co­nosciute nel mondo dello spet­tacolo ne sono venute a vivere tante, tutti attratti dal mirag­gio del quartiere «friendly living» (dove si vive bene a misura d'uomo) tipo Berlino, dagli svilup­pi culturali che si prospettavano e dagli spazi che avrebbero dovuto rendere quest'Isola il para­diso dei naufraghi, sopravvissuti alla deriva velo­ce di una città che si muove come l'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra. Accelera accele­ra poi basta un tombino che salta e si ferma tut­to per giorni. «All'Isola se stava ben... ma — dico­no i più ottimisti — aspettiamo e vedarem», tan­to l'Expò sarà nel 2015 chi vivrà vedrà. E qui mio padre che ha 83 anni «el se da una gratada ai ball» con antica discrezione. E così un quartiere che ho visto sin da bambi­no (sono nato qui a pochi isolati da dove nacque il Nostro Conducator, Silvio Primo... e Ultimo, io in via Volturno, Lui in Via F. Confalonieri non Fedele ma Federico), un aggregato urbano a vo­cazione popolare, con botteghe artigiane (a par­te la «fu» Stecca rasa al suolo alla svelta nemme­no fossimo a Dresda), un tessuto sociale misto, dalle case popolari ai nuovi stabili ma soprattut­to con un clima da grande Paesone, con persone che si salutano ancora e massaie che si fermano con la gamba alzata come le Gru a chiacchierare sugli angoli, di ritorno dal mercato rionale.

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Interessante ed eloquente articolo sull'urbanistica milanese. Da Repubblica - 26 novembre 2008.

L' "aringa rossa", antica astuzia venatoria, sta per fare della Milano da bere dell' epoca craxian-ligrestiana la Milano da mangiare della nuova era ligrestian-morattiana, trasformando l' Expo del 2015, dedicato all' alimentazione, in una colossale operazione immobiliare. I distinti cacciatori britannici usavano le "red harrings" per distrarre i cani da caccia degli avversari, gettando in luoghi strategici della riserva aringhe affumicate. I cacciatori milanesi di cubature immobiliari, che si definiscono "developers", stanno spargendo su 8 milioni di metri quadri di aree dismesse dall' industria manifatturiera che non c'è più, una selva di grattacieli firmati da architetti di fama mondiale, i cosiddetti "archistar".

 

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