Martedì 16 Febbraio 2010
Scritto da Denis Gervasoni
Qualche mese fa abbiamo iniziato la raccolta firme, mossi dalla convinzione che a Milano ci sia l’esigenza da parte degli studenti, dei licei, ma soprattutto universitari, di usufruire degli spazi per studiare anche nei giorni festivi. Può apparire una cosa scontata, ma non lo è: a Milano la domenica non ci sono biblioteche aperte, fatta eccezione per alcuni spazi universitari di cui dirò dopo, e studiare può diventare un problema. E pensare che proprio la domenica è l’unico giorno a completa disposizione di molti studenti-lavoratori, motivo per cui un servizio in questo giorno della settimana diventa fondamentale, per garantire a tutti l’opportunità di studiare e di accedere al patrimonio a disposizione nelle biblioteche comunali.
Fin dall’inizio la raccolta firme ha riscosso apprezzamenti, studenti universitari e dei licei, giovani, ma anche semplici abitanti della città hanno aderito, sottolineando con convinzione come a Milano, come già avviene in altre città europee, aprire spazi comunali per lo studio anche la domenica sia uno sforzo cui la città non dovrebbe sottrarsi. Numerose richieste vengono dagli studenti fuori sede, tanto che abbiamo ritenuto opportuna anche un raccolta firme tra i non residenti a Milano, che riteniamo avere un importante valore politico, anche se non legale, in quanto per norma le 1000 firme necessarie per portare la proposta al consiglio comunale debbano essere di persone residenti.
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Domenica 13 Dicembre 2009
Scritto da Denis Gervasoni

In Olanda e altri paesi del nord Europa è un pratica già utilizzata. Non si tratta di soluzioni di fortuna, né di nuovi modelli residenziali, ma di progetti ad alto contenuto sociale, pertanto da prendere seriamente in considerazione. A Milano la proposta è stata fatta a partire da un anno fa dall’associazione CantierIsola e da un gruppo di ricerca del dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano (www.temporiuso.altervista.org). Essa si basa su due presupposti fondamentali:
1) la presenza di estese aree dismesse in attesa di essere trasformate
2) l’esigenza di spazi per attività a contenuto sociale, dall’aggregazione giovanile, alla residenza per studenti, alla cultura e all’arte
A partire da queste premesse la proposta prevede la costituzione di progetti temporanei, attraverso la realizzazione di strutture a basso costo o mobili come i container, in collaborazione con le proprietà delle aree dismesse di Milano e provincia.
I benefici di progetti del genere sono abbastanza evidenti e vanno dal riqualificare – temporaneamente - aree non utilizzate o comunque utilizzate oggi in modo non convenzionale, al rispondere alla domanda di spazi per attività culturali giovanili, al rispondere ad una parte di domanda abitativa studentesca, in cerca di abitazioni a costo contenuto. I problemi però non mancano: occorre capire qual è la domanda e far incontrare domanda e offerta, operazione non di poco conto. Ma c’è un aspetto che a mio avviso va considerato: questi progetti devono sempre essere aggiuntivi e in nessun caso sostitutivi dei normali interventi di edilizia sociale, piuttosto che di servizi.
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Martedì 04 Maggio 2010
Scritto da Valentina Morelli

Ho notato in questi giorni che è stato approvato in Consiglio Comunale, in sede di discussione di bilancio, l’emendamento che concede finanziamenti per le biblioteche rionali per far si che siano finalmente dotate di reti wireless per tutti gli utenti.
Complimenti a tutti voi! Complimenti a Pier Maran che si è fatto portavoce nelle sedi istituzionali delle richieste dei ragazzi, e complimenti a MiLeft per aver proposto l’idea. Per una volta si può realmente dire che c’è stata collaborazione tra la cittadinanza attiva e le istituzioni.
I banchetti di MiLeft, le firme raccolte sulle biblioteche ed infine, ma non meno importante, anzi!, il fatto che Pier in quanto consigliere abbia portato nelle sedi appropriate tale richiesta. Se ciò non fosse stato fatto probabilmente l’idea rischiava di rimanere semplicemente una bellissima idea inascoltata.
Onore al merito, di MiLeft per l’idea, e di Pier per averci creduto e collaborato!
Giovedì 19 Novembre 2009
Scritto da Alessio Mazzucco
Parto da una constatazione. Sul giornale “Arcipelago Milano” si mette in evidenza, nell’articolo “Milano, piccola grande città” di Giovanni Zanchi, il numero di studenti universitari presenti tra le nostre circonvallazioni. Sapete quanti sono? Più o meno precisamente, 181.500. 181.500: sono molti! Se si pensa che gli abitanti sono circa 1.300.000 si fa presto a fare i conti e dire che gli studenti sono poco meno del 10% degli abitanti della città. Problema: Milano è una città universitaria? Per rispondere a questo dilemma abbiamo indagato sulle caratteristiche che dovrebbe avere una città universitaria. Esempio: ci sono sufficienti luoghi per giovani studenti, ludici, sociali o culturali che siano? Propenderei per una risposta negativa, sia per quanto riguarda le politiche cittadine sulla movida, sia sui luoghi d’incontro classici dei giovani milanesi (transennati, controllati, stretti in morse di sicurezza).
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Lunedì 16 Novembre 2009
Scritto da Nicola Del Corno
Negli ultimi tempi si discute sempre di più se Milano sia diventata oramai la tomba delle forze progressiste e riformista, ossia una terra ormai conquistata definitivamente alla pseudo cultura berlusconiana, o annientata dai tratti più beceri di un certo leghismo padano-centrico, o se sia possibile ancora volgerla a laboratorio per una riscossa delle idee e dei fatti che più ci stanno a cuore. Non credo inopportuno allora rivolgersi ad un grande del Novecento italiano quale fu Carlo Rosselli, romano di nascita e fiorentino di formazione. Rosselli passò qualche anno a Milano agli inizi degli anni venti, traendone un’immagine contraddittoria della città; insomma non raccapezzandosi del tutto fra le enormi potenzialità che essa poteva esprimere e alcune provinciali grettezze che ancora limitavano i suoi abitanti. Penso allora che rileggere alcune sue riflessioni possa tornarci utile; una sorta di bussola di orientamento per i prossimi anni e le prossime scadenze elettorali.
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Sabato 07 Novembre 2009
Scritto da Denis Gervasoni
E' stato adottato dalla giunta del Comune di Milano il Documento di Piano, uno dei tre documenti previsti dalla normativa regionale, che compongono in Piano di Governo del Territorio. Per l'approvazione definitiva sono necessarie ancora l'adozione da parte del consiglio comunale e in seguito l'approvazione, sempre dall'aula del consiglio. Il documento sarà valido per soli 5 anni, aspetto del tutto singolare previsto dalla legge urbanistica regionale, che ha come esito che un piano che prevede investimenti infrastrutturali sul medio-lungo periodo (10-20 anni) già nel 2015 dovrà essere redatto e approvato nuovamente. I punti più controversi sono l'alto indice volumetrico per le aree urbane infrastrutturate, la previsione di aumento della popolazione di 300.000 abitanti, l'assegnazione di un indice di edificabilità alle aree agricole e la possibilità di trasferirlo su aree edificabili (compensazione urbanistica).
Per scaricare i documenti componenti il PGT
Sabato 10 Aprile 2010
Scritto da Pier Vito Antoniazzi
Da Arcipelagomilano (www.arcipelagomilano.org) 5/4/2010

Un pomeriggio di febbraio in piena luce. Un “ragazzo” dipinge un muretto che fa da cinta a uno spazio giochi per l’infanzia dentro ai giardinetti della “Fontana” (via Cusio a Milano). Arriva una volante, entra nel parco, scendono agenti “in borghese”. Il “ragazzo” viene fermato, le bombolette sequestrate, somministrati una multa di 450 Euro e un verbale di apertura di un procedimento penale. Sono le 16.10 è pieno giorno, il “ragazzo” non ha tentato fughe, ha fornito i documenti, è rimasto sbigottito. Il fatto è che dipingere questo muretto è sempre stato considerato da lui e da altri giovani graffitari un’azione “legale”, anche perché da almeno venti anni (me lo ricordo perché portavo lì il figlio all’asilo…) periodicamente i ragazzi “lo sbianconano” per sostituire i graffiti più vecchi o sbiaditi con altri più nuovi e colorati (vedi immagini in copertina). Questo fatto paradossale è simbolico della politica schizofrenica o inesistente dell’amministrazione comunale sul tema graffiti.
Anni fa Sgarbi organizzò una mostra di graffitari e protagonisti della street art al PAC di via Palestro. Ma anche gli assessori alla cultura e ai giovani successivi e lo stesso sindaco hanno promesso spazi alla creatività giovanile (recentemente ancora una mostra alla Fabbrica del vapore di via Procaccini) ma contemporaneamente si spende per “pulire” e si multa chi dipinge. Sembra una spirale infinita perché risultati dal punto di vista del decoro non se ne vedono.
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Lunedì 22 Marzo 2010
Scritto da Laura Fugnoli
Riportiamo questo articolo di Repubblica del 21 marzo 2010, nel quale si cita la nostra raccolta firme sulle biblioteche.
Se in un negozio aumentano i clienti, normalmente il proprietario tenderà a assumere più personale e a tenere la bottega aperta più ore. Sembra logico. Invece le 24 biblioteche rionali milanesi ragionano esattamente all' opposto: a fronte di un continuo aumento di utenti, operano tagli drastici al personale e diminuiscono gli orari di apertura. Gli iscritti, in totale, sono passati dai 72.378 di fine 2008 a 78.198 di dicembre 2009: quasi 6mila persone in più in un anno, arrivando a un più 19% in tre anni. Nel frattempo, però, si taglia sul personale e dunque si risparmia sui fondi. I bibliotecari sono diminuiti tra il 2008 e il 2009 del 9,2%, e quest' anno con i nuovi pensionamenti si perderà un altro 4%. Il bilancio per le rionali, invece, in un anno è sceso di circa il 10%. E per il 2010 l' assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory dice: «I fondi vanno aumentati, ma per farlo bisogna toglierli altrove». Fino al 2001 le biblioteche di quartiere disponevano di un fondo garantito a bilancio del Settore centrale che distribuiva a ciascuna struttura zonale secondo le singole esigenze.
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Domenica 28 Febbraio 2010
Scritto da Bonvesin de la Riva

Ho una domanda che oramai credo non si faccia più nessuno per forza d’abitudine. Ma la darsena quando la risistemano? Il fallimento del project financing è stato drammatico, ma i danni chi li paga? Tutti che rompono i coglioni con Milano capitale della moda e poi ci ritroviamo nella zona principe per la movida una specie di palude con tanto di pescatori e capannucce di rom. E della serie le facce come il culo, hanno anche il coraggio di mettere un cartellone gigantesco in mezzo con le foto d’epoca. Mettete una foto di com’era cinque anni fa prima che la distruggeste! Ad ogni modo questo è solo un piccolo sfogo. Il problema che questa volta mi preme affrontare è la questione navigli. I navigli furono chiusi nei primi del novecento per varie ragioni, sia di urbanistica modernista, sia perché erano talmente pieni di topi e schifezze varie da costituire una specie di fogna a cielo aperto. Non voglio lanciarmi in considerazioni arcadiche e/o nostalgiche ma fare qualche piccola considerazione pratica.
La riapertura dei navigli è resa difficile dal fatto che siano stati completamente riempiti di cemento e non semplicemente “ricoperti”. Il che ne rende la riapertura fine a se stessa una grandissima follia. Tuttavia i le necessità di una città cambiano e, se affrontate con coraggio, possono tramutarsi nella molla per una vera rivoluzione. Il concetto è quello usato la volta scorsa per la Scala.
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Giovedì 25 Febbraio 2010
Scritto da Luca Beltrami Gadola
da www.arcipelagomilano.org - 22/2/2010
Si avvicina il momento delle urne e il popolo di sinistra, in larga misura scontento, si dibatte nel dilemma di sempre: fare come le tre scimmiette – non vedo, non sento e non parlo – e votare o astenersi. Questo discorso vale per tutta la sinistra ma soprattutto per il Pd, il maggior partito. La candidatura di Penati, diciamo le cose come stanno, non ha entusiasmato nessuno: non molto apprezzato in Provincia per la sua politica ondivaga, ha perso, seppure per poco, di fronte ad un candidato della destra, Guido Podestà, che per parte sua era un signor nessuno.
L’uomo non scalda gli animi e non buca il video, non gli si ricordano battute felici ma solo infelici: “Per salvare l’Expo facciamo venire Bertolaso!”. La candidatura di Penati conferma lo scarso spirito di servizio dei big del Pd, non certo il suo: non un uomo di peso che si sentisse di sfidare Formigoni, il quasi sicuro vincitore dopo anni di governo regionale e soprattutto di sottogoverno, che è quello che porta voti per interesse e riconoscenza e non per ideologia. La ricerca di candidati non deve essere stata facile visto che quando il Pd sceglie al di fuori della sua nomenclatura, ed è quello che si sarebbe dovuto fare in questo caso, il prescelto sa che non avrà il leale sostegno del partito e che a elezioni avvenute sarà del tutto abbandonato e visto dai suoi colleghi di sinistra in Giunta come una sorta di cane in chiesa: ci vorrebbe un eroe.
Abbiamo visto che la formazione delle liste è stata come sempre oggetto di beghe interne e di equilibrismi, l’arena della casta, e nella maggior parte dei casi ci ricorda la scena del film Il posto di Olmi (clicca qui) nella quale l’impiegatino Cantoni prende la scrivania di un suo collega. Insomma, ancora una volta si è persa l’occasione, visto che la vittoria non era probabile, di approfittarne in ogni caso per fare una lista scintillante, una lista di messaggio e di apertura al Paese, mettendo nomi nuovi in abbondanza senza cadere nei vizi berlusconiani dei nani e delle ballerine. Anche le primarie e le primariette sono state per la maggior parte dei casi dei mostriciattoli, condotte in un clima di emergenze temporali di bertolasiana memoria mentre dei circoli e della loro utilità ne ha già parlato Giuseppe Ucciero sul n° 5 di questo giornale.
Aspettiamo ora con ansia il programma elettorale del candidato presidente e temiamo di andar delusi, come lo siamo stati alle ultime comunali e ci sentiremo dire che i programmi non contano, che nessuno li legge. Non è del tutto vero perché se sono fatti bene, se sono frutto di un serio esame dei problemi e dalla reale conoscenza del Paese, servono quanto meno per estrarne gli slogan che supportano una campagna elettorale. Altrimenti si cade nelle invenzioni dell’ultimo minuto dagli esperti di marketing e di comunicazione con effetti qualche volta paradossali. Temo che questo lavoro di preparazione sia in grave ritardo perché, almeno a Milano, abbiamo visto concentrarsi l’attenzione del Pd sui problemi legati al PGT milanese e poco altro.
Così come non si è ancora sentito di una riunione dei candidati per concertare una linea di azione comune: ognuno correrà come crede in una competizione che vede gli uscenti in posizione di forza anche solo per le risorse economiche che, se sono stati parsimoniosi oltreché onesti, hanno potuto accumulare durante il trascorso mandato oltre a quelle che il partito metterà a loro disposizione. Per le new entry una strada tutta in salita. Poi, nella migliore delle ipotesi vedremo un programma all’insegna del politically correct interno ed esterno: interno per non irritare le lobby di sindacati e cooperative e verso l’esterno per non scovare scheletri nell’armadio altrui ma figli di troppi padri bipartisan o figli di troppe proprie “distrazioni”.
Votare, votar bisogna! e fare come le tre scimmiette: la cosa peggiore sarebbe astenersi. Ma fin da subito forse è meglio levarsi la mano dalla bocca e cominciare a dir qualcosa. Se i risultati elettorali non saranno catastrofici inutile cantare vittoria: è il centro destra che va alle elezioni in affanno, sconvolto dagli scandali e dalle lotte intestine, non la sinistra che avanza per le sue spinte ideali. Ci siano risparmiate le sottili analisi di voto per dimostrare a quale dei leaders della sinistra è andata meno peggio e perché. In attesa delle prossime elezioni comunali, attenti perché il tempo voloa, cerchiamo di non andare a rimorchio dei giornali che hanno scovato il malaffare ma che i nostri eletti si diano una mossa per scovarlo loro, invece di discutere sul dna di ciascuno. Prepariamo per tempo le primarie non solo per il sindaco ma per tutta la lista dando ai candidati eguale visibilità. Il minimo perché i giovani tornino ad occuparsi di politica e i vecchi continuino a farlo. Altro ci sarebbe e ci sarà da dire e da fare ma cominciamo da qui. Per ora.
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