Tag:manifestazione

Pubblichiamo il testo del comunicato stampa congiunto, relativo all'iniziativa per il caso di Stefano Cucchi, delle associazioni Enzo Tortora – Radicali Milano,
Radicali Senza Fissa Dimora, MiLeft

Domani, mercoledì 4 novembre, alle ore 21, in piazza San Babila a Milano, è stata indetta una fiaccolata non violenta che si concluderà in Corso Monforte 31 di fronte alla Prefettura per chiedere che sia fatta chiarezza sulla morte, ancora senza cause, di Stefano Cucchi, il 31enne deceduto lo scorso 22 Ottobre a Roma mentre si trovava in stato di fermo.

Giacomo Marossi, presidente di MiLeft, ha dichiarato: “gli organi di polizia di un paese democratico hanno una responsabilità enorme, quella di custodire i cittadini nei momenti di privazione della libertà, momenti in cui il cittadino si trova in una situazione di oggettiva debolezza e vulnerabilità”.

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L'Associazione Enzo Tortora - Radicali Milano e l'Associazione MILeft

organizzano

LUCI CONTRO LA PEDOFILIA

Giovedi 1 Aprile dalle 19 alle 20.30 fiaccolata in piazza Duomo angolo via Marconi (lato Mondadori)

- per chiedere alle autorita' ecclesiastiche che venga fatta luce una volta per tutte sui fatti emersi in questi anni, che ci sia maggiore trasparenza e prese di posizione sulle responsabilita' accertate, e che non si lasci insabbiare tutto anche questa volta.
- Per chiedere alla classe politica italiana di non prendere posizioni di parte, come avvenuto in questi giorni, di fronte ad atti criminali di pedofilia che sono stati accertati nel mondo.- Per chiedere alle autorita' ecclesiastiche che siano maggiormente controllati tutti i funzionari di chiesa, per garantire rispetto della vita umana, SOPRATTUTTO DEI BAMBINI.
- Condanniamo i documenti "crimen solicitationis" e la successiva "De delictis gravioribus" a firma Joseph Ratzinger del 2001
 

Il Riformista - 8/12/2009

L'uno-due che doveva disarcionare il Cavaliere, prima l'aula di tribunale e poi la piazza come tribunale, non sembra essere andato a segno. Nonostante il Financial Times scommetta che prima o poi accadrà, e nonostante che la politica italiana continui ancora a dipendere da ciò che dirà un boss mafioso (stavolta Graviano), Berlusconi è uscito politicamente rafforzato, non indebolito, dall'Armageddon che era stato annunciato. L'enormità dell'accusa rivoltagli è tale che perfino chi non lo ama tituba. Insomma: credere che Silvio abbia corrotto il teste Mills è una cosa, accettare l'idea che abbia organizzato stragi mafiose è tutt'altra.

È un po' come la storia di al lupo al lupo. E infatti, non a caso, a gridare al lupo Spatuzza sono stati più i giornali vicini al Cavaliere che quelli a lui avversi. Il risultato politico inevitabile è che Fini stesso ha dovuto ricompattarsi, e per qualche giorno almeno si è messa la sordina allo scontro interno che dilania il Pdl. Di più: il No B. Day, la giornata che doveva imprimere negli italiani l'immagine di un Berlusconi amico dei mafiosi, ha perso le aperture dei giornali a vantaggio di due clamorosi arresti di mafiosi. Il premier dovrà fare un bel regalo di Natale a Maroni, se non l'ha già fatto.

All'inverso, e solo apparentemente per paradosso, il No B. Day ha lasciato invece il segno sull'altro B. della politica italiana: Bersani. È lui, non il Cavaliere, che ora è chiamato a discolparsi. Non di collusioni con la mafia, ovviamente, ma, peggio, di collusioni con il Cavaliere: «Certe volte - ha detto Ezio Mauro, il direttore di Repubblica - sembra che i leader del Pd e la loro base abbiano avversari politici diversi». Nel senso: gli elettori ce l'hanno con Berlusconi, ma il Pd no.
È una vecchia storia. E sempre la stessa. Raccolta di firme - articoli sui giornali - mobilitazione sul web - piazza. Segue dibattito: perché il Pd non c'era? Una storia così vecchia che Bersani è stato più che generoso nel vederci l'emergere di «energie nuove»: si sarà riferito a Dario Fo e Franca Rame? O a Moni Ovadia e Roberto Vecchioni? Chissà. Fatto sta che a lui si chiede conto, mica a Berlusconi.

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