Tag:edilizia

In Olanda e altri paesi del nord Europa è un pratica già utilizzata. Non si tratta di soluzioni di fortuna, né di nuovi modelli residenziali, ma di progetti ad alto contenuto sociale, pertanto da prendere seriamente in considerazione. A Milano la proposta è stata fatta a partire da un anno fa dall’associazione CantierIsola e da un gruppo di ricerca del dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano (www.temporiuso.altervista.org). Essa si basa su due presupposti fondamentali:

1) la presenza di estese aree dismesse in attesa di essere trasformate

2) l’esigenza di spazi per attività a contenuto sociale, dall’aggregazione giovanile, alla residenza per studenti, alla cultura e all’arte

A partire da queste premesse la proposta prevede la costituzione di progetti temporanei, attraverso la realizzazione di strutture a basso costo o mobili come i container, in collaborazione con le proprietà delle aree dismesse di Milano e provincia.

I benefici di progetti del genere sono abbastanza evidenti e vanno dal riqualificare – temporaneamente - aree non utilizzate o comunque utilizzate oggi in modo non convenzionale, al rispondere alla domanda di spazi per attività culturali giovanili, al rispondere ad una parte di domanda abitativa studentesca, in cerca di abitazioni a costo contenuto. I problemi però non mancano: occorre capire qual è la domanda e far incontrare domanda e offerta, operazione non di poco conto. Ma c’è un aspetto che a mio avviso va considerato: questi progetti devono sempre essere aggiuntivi e in nessun caso sostitutivi dei normali interventi di edilizia sociale, piuttosto che di servizi.

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Da Repubblica.it - 31 ottobre 2009

Milano vuole rilanciare così, in una città dove i prezzi delle case sono proibitivi, un mercato di abitazioni accessibili che possano attrarre giovani e nuove coppie. E' la parte più radicale di un piano per sviluppare nei prossimi 15 anni 20mila case a prezzi contenuti. Rozza (Pd): "Un'idea anni Cinquanta"

Le chiamano case container, ma delle strutture di emergenza che sorgono dopo un terremoto o nei campi nomadi, hanno poco a che fare. Almeno in Paesi europei come l’Olanda, dove designer e architetti progettano queste forme innovative di abitazione low cost, spesso in chiave ambientalista. È a questi esempi che, adesso, guarda anche Milano. Per rilanciare, in una città dove i prezzi delle case sono proibitivi, un mercato di abitazioni accessibili che possano attrarre giovani e nuove coppie. È per loro, studenti fuori sede e lavoratori che hanno bisogno di alloggi per brevi periodi, ma anche per casi sociali come gli homeless, che Palazzo Marino ha pensato a questi speciali container. La parte più radicale di un piano dettagliato per sviluppare nei prossimi 15 anni 20mila case a prezzi contenuti.

GUARDA Le case container

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12 novembre 2009, corriere.it

Ogni anno il Corriere mi cerca per chiedermi un articolo sull'Isola, ovviamente ironico e se possibile anche un po' comico. Per due anni ce l'ho quasi fatta ad essere divertente e divertito, a commentare la vita di questo quartiere, Isola felice in un mare di problemi che Milano sta affrontando, con la determinazione e la grinta di sempre... ma ora si fa dura. «Chi volta el cù a milan volta el cù al pan» si diceva una volta... (la traduzione dato che siamo sulle pagine locali la lascio alla fantasia del letto­re milanese) ma oggi non si tratta di gente che volta la faccia e se ne va, anzi... magari se ne andassero. Stia­mo parlando invece di perso­naggi che più che la faccia ci mettono le mani sopra. E non se ne vanno più.

Negli ultimi anni qui all'Isola di persone co­nosciute nel mondo dello spet­tacolo ne sono venute a vivere tante, tutti attratti dal mirag­gio del quartiere «friendly living» (dove si vive bene a misura d'uomo) tipo Berlino, dagli svilup­pi culturali che si prospettavano e dagli spazi che avrebbero dovuto rendere quest'Isola il para­diso dei naufraghi, sopravvissuti alla deriva velo­ce di una città che si muove come l'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra. Accelera accele­ra poi basta un tombino che salta e si ferma tut­to per giorni. «All'Isola se stava ben... ma — dico­no i più ottimisti — aspettiamo e vedarem», tan­to l'Expò sarà nel 2015 chi vivrà vedrà. E qui mio padre che ha 83 anni «el se da una gratada ai ball» con antica discrezione. E così un quartiere che ho visto sin da bambi­no (sono nato qui a pochi isolati da dove nacque il Nostro Conducator, Silvio Primo... e Ultimo, io in via Volturno, Lui in Via F. Confalonieri non Fedele ma Federico), un aggregato urbano a vo­cazione popolare, con botteghe artigiane (a par­te la «fu» Stecca rasa al suolo alla svelta nemme­no fossimo a Dresda), un tessuto sociale misto, dalle case popolari ai nuovi stabili ma soprattut­to con un clima da grande Paesone, con persone che si salutano ancora e massaie che si fermano con la gamba alzata come le Gru a chiacchierare sugli angoli, di ritorno dal mercato rionale.

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Interessante ed eloquente articolo sull'urbanistica milanese. Da Repubblica - 26 novembre 2008.

L' "aringa rossa", antica astuzia venatoria, sta per fare della Milano da bere dell' epoca craxian-ligrestiana la Milano da mangiare della nuova era ligrestian-morattiana, trasformando l' Expo del 2015, dedicato all' alimentazione, in una colossale operazione immobiliare. I distinti cacciatori britannici usavano le "red harrings" per distrarre i cani da caccia degli avversari, gettando in luoghi strategici della riserva aringhe affumicate. I cacciatori milanesi di cubature immobiliari, che si definiscono "developers", stanno spargendo su 8 milioni di metri quadri di aree dismesse dall' industria manifatturiera che non c'è più, una selva di grattacieli firmati da architetti di fama mondiale, i cosiddetti "archistar".

 

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