Tag:crisi

Ha fatto scalpore il malcontento serpeggiante tra i tedeschi circa il conferimento degli aiuti, fino a 8,4 miliardi di euro previsti per il 2010, che Berlino dovrebbe assegnare alle disastrate casse greche. Infatti, come affermato dalla professoressa Renate Köcher dell’università di Mannheim, in un articolo apparso sul «Frankfurter Allgemeine Zeitung» del 28 aprile, le misure di sostegno finanziario alla Grecia sarebbero in Germania “tutt’altro che popolari”: ben il 65% degli intervistati, nel corso di un sondaggio organizzato dal medesimo quotidiano, si è detto contrario a tale ipotesi.

Le medesime perplessità si riflettono nell’atteggiamento ambiguo della cancelliera Angela Merkel e di tutta la sua squadra; la leader cristiano – democratica, che ha definito come “estrema ratio”, lo scorso 26 aprile, il progetto di finanziamenti ad Atene, è seguita sulla stessa strada tanto dal Ministro delle finanze, Wolgang Schäuble, quanto dall’esponente di spicco del partito liberale Guido Westerwelle, responsabile degli Esteri nonché vicecancelliere, che ha dichiarato: “dare i soldi alla Grecia troppo presto l’allontanerebbe dal dovere di fare i suoi compiti a casa con la necessaria diligenza e disciplina”.

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Repubblica - 7/2/2010

Il preventivo è già calato di un terzo. Ma non basta ancora. Expo senza fondi. Con l'ipotesi estrema sul tavolo di Berlusconi: rinunciare all'evento. Expo di nuovo impantanata tra fondi che non ci sono, con il budget essenziale già sceso da 3,2 miliardi a 2, ma con il buio fitto sui soldi che ci dovranno mettere enti locali e soprattutto i privati. Ed Expo in attesa di un uomo della provvidenza, di un super-commissario con poteri speciali da protezione civile che recuperi tutti i mesi perduti. Una tenaglia, soldi e tempi, che ha di nuovo mandato in crisi il dossier 2015.

Da qui il mandato affidato da Berlusconi all'uomo delle missioni impossibili: Bruno Ermolli. A lui il compito di salvare in extremis l'Expo dal pantano in cui è invischiata da sempre, o di firmarne il certificato di morte. Anche se nessuno lo ammetterà mai, anzi tutti lo smentiranno, con le elezioni regionali tra un mese e spiccioli, l'operazione 2015 è infatti al suo ennesimo (forse ultimo) bivio. Nei ragionamenti del premier e del ministro Tremonti, fonti accreditate raccontano con pudore che è spuntata l'opzione finale: andare avanti o lasciar perdere, rinunciando a ospitare l'Esposizione universale che fino al prossimo 30 aprile non è ancora registrata al Bie di Parigi, il Bureau internazionale che assegna ogni cinque anni le fiere mondiali.

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La notizia del giorno è che Chiamparino, sul Riformista, parla di crisi del PD. Meglio tardi che mai, ma comunque. Il problema è che questa crisi, come sempre è vista dal punto di vista partitico-elettorale: della serie sì all’autonomia o sì al nuovo Ulivo. Così la critica esterna al PD si concentra sull’unione cattolici-comunisti come male estremo, mentre quella interna batte ferro sui problemi di democraticità interna, di capacità di prendere posizioni unitarie e quindi su questioni “strutturali” del PD. Penso sinceramente che nonostante siano critiche fondate, queste critiche siano, per dirla con Di Pietro, un soffermarsi sul dito che indica la luna, invece di guardare la luna vera e propria (di Pietro l’avrebbe detta molto meglio…qualcosa tipo “nsommm n’è che se i ditt intica a lun allor i ditt e quell che va guardat tti ppiù, capit, insomm nun so se mi sò scpiecat”).

Penso che il problema vero del PD, ma anche di tutte le altre formazioncine di contorno, che arrancano in zona Cesarini, sia il nodo sinistra vs modernità. Già, perché il problema sta proprio nell’abbandono forzato (ma per fortuna) di vecchi strumenti di analisi di un mondo che, meglio tardi che mai, un bel giorno si è capito non funzionavano più. Per il PSI c’è voluto Craxi, per il PCI la caduta del muro, ma diciamo che in data 1992 tutta la sinistra “classica” si ritrovava, per motivi diversi, senza strumenti politici, ma prima di tutto filosofici, adatti ad analizzare la realtà in cambiamento.

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Partiamo dai luoghi comuni: i partiti oggi sono in crisi, sono deboli e distaccati dalla società; sguazzano in una sorta di acquario a temperatura e salinità dell’acqua artificiali che li tiene in vita, mentre fuori il mondo se ne va per gli affari suoi.

Sarebbe stupido lasciarsi ingannare dalla partecipazione una tantum com’è quella delle primarie o di altre forme “smart” di partecipazione politica quali i blog di internet o le manifestazioni di piazza e sentenziare una buona salute del modello di partito attuale.

La politica è oggi più che mai debole, soggetta agli sbalzi di umore più che mai, più che mai sottoposta a pressioni da parte di tutti i poteri forti, medi e light di questo paese e da essi indifesa come mai prima d’ora.

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