Martedì 16 Febbraio 2010
Scritto da Denis Gervasoni
Qualche mese fa abbiamo iniziato la raccolta firme, mossi dalla convinzione che a Milano ci sia l’esigenza da parte degli studenti, dei licei, ma soprattutto universitari, di usufruire degli spazi per studiare anche nei giorni festivi. Può apparire una cosa scontata, ma non lo è: a Milano la domenica non ci sono biblioteche aperte, fatta eccezione per alcuni spazi universitari di cui dirò dopo, e studiare può diventare un problema. E pensare che proprio la domenica è l’unico giorno a completa disposizione di molti studenti-lavoratori, motivo per cui un servizio in questo giorno della settimana diventa fondamentale, per garantire a tutti l’opportunità di studiare e di accedere al patrimonio a disposizione nelle biblioteche comunali.
Fin dall’inizio la raccolta firme ha riscosso apprezzamenti, studenti universitari e dei licei, giovani, ma anche semplici abitanti della città hanno aderito, sottolineando con convinzione come a Milano, come già avviene in altre città europee, aprire spazi comunali per lo studio anche la domenica sia uno sforzo cui la città non dovrebbe sottrarsi. Numerose richieste vengono dagli studenti fuori sede, tanto che abbiamo ritenuto opportuna anche un raccolta firme tra i non residenti a Milano, che riteniamo avere un importante valore politico, anche se non legale, in quanto per norma le 1000 firme necessarie per portare la proposta al consiglio comunale debbano essere di persone residenti.
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Martedì 04 Maggio 2010
Scritto da Valentina Morelli

Ho notato in questi giorni che è stato approvato in Consiglio Comunale, in sede di discussione di bilancio, l’emendamento che concede finanziamenti per le biblioteche rionali per far si che siano finalmente dotate di reti wireless per tutti gli utenti.
Complimenti a tutti voi! Complimenti a Pier Maran che si è fatto portavoce nelle sedi istituzionali delle richieste dei ragazzi, e complimenti a MiLeft per aver proposto l’idea. Per una volta si può realmente dire che c’è stata collaborazione tra la cittadinanza attiva e le istituzioni.
I banchetti di MiLeft, le firme raccolte sulle biblioteche ed infine, ma non meno importante, anzi!, il fatto che Pier in quanto consigliere abbia portato nelle sedi appropriate tale richiesta. Se ciò non fosse stato fatto probabilmente l’idea rischiava di rimanere semplicemente una bellissima idea inascoltata.
Onore al merito, di MiLeft per l’idea, e di Pier per averci creduto e collaborato!
Martedì 17 Novembre 2009
Scritto da Denis
La biblioteca è quel luogo in cui ogni studente universitario normale passa od ha passato tanta parte della propria vita. Chi per scelta, magari per obbligarsi a studiare, chi per necessità perché abita in una casa troppo piccola o sovraffollata, gli studenti universitari affollano le biblioteche rionali soprattutto quando l’università chiude e con lei tutte le sue biblioteche. Oltretutto le biblioteche rionali (così come tante altre strutture pubbliche municipali sottoutilizzate e trascurate fortemente) sono spazi a volte molto belli che potrebbero servire a molto più che a semplici depositi polverosi di libri.
La biblioteca può essere un luogo di studio, ma anche di incontro, dibattito, crescita; dipende da come la si vuole utilizzare. Ecco come nasce l’idea di una petizione. Chiediamo al comune di Milano di porre maggiore attenzione ai bisogni reali degli studenti universitari, di dare ossigeno ai centri culturali della città e, magari, la possibilità di offrire qualcosa di nuovo ai giovani (come la possibilità del lavoro in biblioteca come controllori). Vogliamo far qualcosa di nuovo, qualcosa di cui si parla poco e si cerca d’ottenere meno. E magari inserire il discorso in qualcosa di più ampio del semplice luogo di studio per giovani: recuperare il valore della propria zona, del proprio quartiere, spostando i centri d’incontro nevralgici dall’università e i locali alle proprie strade
La nostra proposta
1) aprire anche la domenica, in via sperimentale, almeno 5 tra le biblioteche rionali più frequentate da noi studenti 2) attivare delle collaborazioni con le università milanesi o con singoli studenti per incarichi di sorveglianza delle sale studio delle biblioteche negli orari di apertura domenicale e serale 3) aumentare le postazioni per l’accesso a internet in ogni biblioteca (quasi sempre troppo poche) e installare la rete wireless: l’accesso ad internet è un diritto che va garantito! 4) pubblicizzare questi servizi nelle scuole e nelle università ed estenderli, entro 2 anni a tutte le biblioteche rionali di Milano
Aiutaci a raccogliere le firme!
Qui sotto (e anche a lato) puoi scaricare i moduli per raccogliere le firme. Se vuoi darci una mano li puoi stampare (è necessario che siano fronte-retro) e raccogliere le firme. Importante: è necessario differenziare nei due moduli le firme dei residenti a Milano da wuelle dei non residenti, per motivi burocratici.
Modulo residenti
Modulo non residenti
Firma online!
NOTA: affinchè il consiglio comunale prenda in considerazione la nostra proposta sulle biblioteche, è necessario consegnare almeno 1000 firme autenticate di residenti nel comune di Milano. Per cui, oltre a firmare online, se sei residente a Milano ti chiediamo di passare anche ai nostri banchetti per consentirci di consegnare, oltre a tutte le firme che raccoglieremo per sensibilizzare l'amministrazione, le 1000 necessarie per vincolare il consiglio comunale a darci una risposta in merito.
Giovedì 19 Novembre 2009
Scritto da Alessio Mazzucco
Parto da una constatazione. Sul giornale “Arcipelago Milano” si mette in evidenza, nell’articolo “Milano, piccola grande città” di Giovanni Zanchi, il numero di studenti universitari presenti tra le nostre circonvallazioni. Sapete quanti sono? Più o meno precisamente, 181.500. 181.500: sono molti! Se si pensa che gli abitanti sono circa 1.300.000 si fa presto a fare i conti e dire che gli studenti sono poco meno del 10% degli abitanti della città. Problema: Milano è una città universitaria? Per rispondere a questo dilemma abbiamo indagato sulle caratteristiche che dovrebbe avere una città universitaria. Esempio: ci sono sufficienti luoghi per giovani studenti, ludici, sociali o culturali che siano? Propenderei per una risposta negativa, sia per quanto riguarda le politiche cittadine sulla movida, sia sui luoghi d’incontro classici dei giovani milanesi (transennati, controllati, stretti in morse di sicurezza).
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Lunedì 22 Marzo 2010
Scritto da Laura Fugnoli
Riportiamo questo articolo di Repubblica del 21 marzo 2010, nel quale si cita la nostra raccolta firme sulle biblioteche.
Se in un negozio aumentano i clienti, normalmente il proprietario tenderà a assumere più personale e a tenere la bottega aperta più ore. Sembra logico. Invece le 24 biblioteche rionali milanesi ragionano esattamente all' opposto: a fronte di un continuo aumento di utenti, operano tagli drastici al personale e diminuiscono gli orari di apertura. Gli iscritti, in totale, sono passati dai 72.378 di fine 2008 a 78.198 di dicembre 2009: quasi 6mila persone in più in un anno, arrivando a un più 19% in tre anni. Nel frattempo, però, si taglia sul personale e dunque si risparmia sui fondi. I bibliotecari sono diminuiti tra il 2008 e il 2009 del 9,2%, e quest' anno con i nuovi pensionamenti si perderà un altro 4%. Il bilancio per le rionali, invece, in un anno è sceso di circa il 10%. E per il 2010 l' assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory dice: «I fondi vanno aumentati, ma per farlo bisogna toglierli altrove». Fino al 2001 le biblioteche di quartiere disponevano di un fondo garantito a bilancio del Settore centrale che distribuiva a ciascuna struttura zonale secondo le singole esigenze.
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Venerdì 29 Gennaio 2010
Scritto da Luca Beltrami Gadola
Da arcipelagomilano.org - 26/01/2010
Ricordando a distanza di anni, eravamo nel 2001 ma pare un secolo fa, le tre “I” di Berlusconi – Inglese, Informatica, Impresa – come linee guida per la modernizzazione del Paese e pensando a cosa è successo dopo di allora, dall’11 settembre allo scoppio della bolla finanziaria, per arrivare a oggi, ci rendiamo conto che il percorso della modernizzazione non passa tanto dalle tre “I” quanto dalla cultura generale dei suoi cittadini e quest’ultima passa necessariamente anche attraverso il sistema delle biblioteche pubbliche. C’è una particolarità in più: tra le tante “modernizzazioni” quella delle biblioteche sembra essere una delle più necessarie in un sistema d’istruzione-formazione-ricerca che forse più di ogni altro ha visto l’ingresso di tecnologie innovative e di cambiamento quantitativo e qualitativo della domanda. A Milano è dal 1996 che si parla di una grande biblioteca che metta la nostra città al passo con le altre città europee. Sono cambiate le Giunte, sono cambiati i governi, c’è la grande opportunità dell’Expo e forse dopo ventun anni vedremo la nuova BEIC, la Biblioteca europea di informazione e cultura.
Abbiamo chiesto al professor Antonio Padoa Schioppa, presidente della fondazione BEIC, di rilasciarci un’intervista per questo numero di Arcipelagomilano. Ma non è solo di BEIC che si deve parlare e mi sono fatto guidare dal Dottor Massimo Belotti, direttore della rivista Biblioteche oggi e grande esperto del settore, per capire a che punto è la nostra città. «Milano non è messa poi così male dal punto di vista delle sue biblioteche, a partire dalla principale, la Biblioteca Sormani ma va subito detta una cosa: il nostro sistema, in particolare quello delle biblioteche rionali, è figlio del ‘900 , è insomma il modello della biblioteca popolare del glorioso riformismo turatiano come strumento sì di cultura ma soprattutto di emancipazione sociale. Oggi – dice Belotti- l’orientamento è di andare verso le Public Library di modello anglosassone, non più l’austero tempio del sapere ma anche un accogliente luogo di socializzazione e d’informazione e persino di supporto informativo per le necessità della vita quotidiana di lavoro e di svago.
Le biblioteche del terzo millennio hanno lasciato alle spalle il ‘900. » . In questa direzione quelle di più recente realizzazione, fatta eccezione per la Valvassori Peroni da poco inaugurata, sono tutte nell’hinterland e sembra quasi stringano d’assedio la vecchia struttura milanese forte delle sue 24 biblioteche rionali e dei suoi 500 mila volumi. Come sempre nel nostro Paese sono le strutture periferiche e territoriali quelle nelle quali si nasconde l’impegno culturale e civile e così anche i bibliotecari e i direttori si affannano a tener dietro ai tempi pur con strutture inadeguate: la migliore declinazione italiana dell’arte di arrangiarsi.
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