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Modello greco anche per noi? |
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Scritto da Mario De Gaspari
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Martedì 11 Maggio 2010 13:36 |
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Da Arcipelagomilano.org - 15/5/2010
Una domanda insistente, ma solo sussurrata, serpeggia da qualche tempo nelle nostre città. C’è quasi il timore di procurare danni e il tono di voce si è fatto angoscioso con lo scorrere sui nostri teleschermi delle immagini della Tragedia Greca. “Come siamo messi in Italia?” Eh sì, bisogna cercare di rispondere in qualche modo, perché le risposte tutte politiche hanno perso di credito, da quando è stata posta la pregiudiziale dell’ottimismo a tutti i costi. Se si sostiene in premessa che bisogna dire solo parole di ottimismo è difficile che le dichiarazioni trionfalistiche vengano considerate sincere! È uno dei più classici paradossi della comunicazione, uno dei primi esempi che si fanno nei corsi di psicologia: la premessa conta più di tutto il resto. Se ti dico che “da questo momento in poi racconterò frottole”, è impossibile che tu possa credere a quello che dico dopo.
Eppure l’Italia, non ostante le sue storiche debolezze, alcuni punti di forza importanti li possiede davvero. Solo che, in questo clima di pubblicità progresso, si fa fatica a distinguere il vero dal falso, ciò che è importante da ciò che è secondario. Soprattutto in un mondo così grande e nello stesso tempo così piccolo, non è facile per nessuno darsi un ruolo, prendersi delle responsabilità. La tentazione di cambiare canale è molto forte.
L’Italia dunque ha qualche asso di riserva, ma deve giocarlo bene. Vediamo. Il nostro sistema bancario è solido: l’affermazione è vera, ma non in assoluto, perché le banche detengono una gran quantità di titoli di stato nostrani e se va male il paese, vanno male anche le banche. Anche le nostre banche inoltre speculano in borsa, giocano con i derivati e si sono inserite in maniera irresponsabile in troppe avventure immobiliari. Altri paesi hanno fatto di peggio: anche questo è vero, ma le distanze si stanno riducendo. Se cambiamo la tendenza degli ultimi anni possiamo ancora mantenere un certo vantaggio, altrimenti tra un po’ saremo come gli altri. Un provvedimento che vietasse alle banche di partecipare ai fondi immobiliari darebbe maggiore solidità all’economia e libererebbe un po’ il territorio dalla morsa speculativa. In America stanno pensando a qualcosa di simile.
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Paura botellon, vietato il concerto al Politecnico |
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Scritto da Franco Vanni
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Lunedì 26 Aprile 2010 23:25 |
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Da Repubblica Milano, 26/4/2010
IL COMUNE ha vietato il tradizionale concerto all' aperto del Politecnico in piazza Leonardo Da Vinci. Nel fax inviato da Palazzo Marino agli studenti organizzatori della dodicesima edizione di Polisuona, finanziata dall' ateneo, si legge: «La richiesta non può essere accolta, la direzione della polizia locale e sicurezza ha espresso parere negativo sotto il profilo viabilistico». Una motivazione singolare, visto che l' area di concerto è chiusa al traffico. Per questo, i ragazzi del Poli hanno fatto ricorso in Comune. Il programma della tre giorni di musica, prevista dal 20 al 22 maggio, comprende lo spettacolo del rapper romano Piotta, del gruppo Mercanti di liquore e di band studentesche. Ora tutto rischia di saltare. «Abbiamo chiesto spiegazioni ai vigili- dice Giulio Pelizzon, 22 anni, attivo nell' associazione studentesca Terna Sinistrorsa - dicono di temere che il concerto si trasformi in un' adunata fino all' alba, e aggiungono che nessun evento serale sarà più autorizzato in piazza Leonardo». Anche l' università ha accolto con fastidio il niet del Comune: il Politecnico ha investito 37mila euro, fra palco, wc chimici e straordinari dell' Amsa per pulire il prato. A chiedere una marcia indietro a Palazzo Marino è anche Pierfrancesco Maran, consigliere comunale del Pd: «Le motivazioni addotte per impedire il concerto sono pretestuose - dice - la foga di vietare del Comune travolge ogni espressione giovanile». Esulta invece l' agguerrito comitato dei residenti, che lotta perché in piazza Leonardo non si svolgano più i botellon, le feste in cui migliaia di giovani si ritrovano a bere alcolici portati da casa. Un botellon era in programma per sabato sera scorso alla Bicocca, ma la presenza di vigili ha convinto i ragazzi a tornare a casa.
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Questione Settentrionale: perché il Nord non guarda più a nord |
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Scritto da Carlo Trigilia
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Lunedì 26 Aprile 2010 16:08 |
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Da Il Sole 24 Ore - 2/4/2010
Forse mai come in queste elezioni regionali si è parlato meno di regioni. Eppure non mancavano certo temi di grande rilievo su cui confrontarsi. L'economia contemporanea vede infatti lo sviluppo e la qualità sociale sempre più dipendenti da un efficace governo del territorio: disponibilità d'infrastrutture, logistica, servizi alle imprese, servizi sociali e culturali, rapporti con il mondo dell'università e della ricerca. Insomma, le economie esterne di qualità diventano sempre più importanti per l'innovazione. È per questo che non solo da noi sono andati avanti processi di regionalizzazione: i governi nazionali sono infatti troppo distanti e quelli locali troppo piccoli per affrontare da soli il problema di un governo efficace dei territori. Che implica capacità di produrre beni collettivi necessari per far funzionare meglio il mercato. Ma possiamo essere soddisfatti delle nostre regioni? Contribuiscono a ridurre quelle fratture territoriali profonde che da lunga data affliggono il nostro paese? Come reagiranno al "federalismo fiscale"? Di tutto questo non si è parlato. Ma ora che i risultati del voto sono arrivati, possiamo chiederci quali implicazioni se ne possono trarre per tali interrogativi così importanti per il paese. Da questo punto di vista, il dato certo più significativo è la forte avanzata della Lega al Nord, che assume un ruolo cruciale negli equilibri del centro-destra. Per il momento, almeno, la partita del governo del territorio sembra giocarsi largamente all'interno stesso del centro-destra. Con quali conseguenze? È presto per dirlo, naturalmente, ma alcuni rischi appaiono già chiaramente.
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Graffiti. Una storia infinita? |
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Scritto da Pier Vito Antoniazzi
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Sabato 10 Aprile 2010 13:41 |
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Da Arcipelagomilano (www.arcipelagomilano.org) 5/4/2010

Un pomeriggio di febbraio in piena luce. Un “ragazzo” dipinge un muretto che fa da cinta a uno spazio giochi per l’infanzia dentro ai giardinetti della “Fontana” (via Cusio a Milano). Arriva una volante, entra nel parco, scendono agenti “in borghese”. Il “ragazzo” viene fermato, le bombolette sequestrate, somministrati una multa di 450 Euro e un verbale di apertura di un procedimento penale. Sono le 16.10 è pieno giorno, il “ragazzo” non ha tentato fughe, ha fornito i documenti, è rimasto sbigottito. Il fatto è che dipingere questo muretto è sempre stato considerato da lui e da altri giovani graffitari un’azione “legale”, anche perché da almeno venti anni (me lo ricordo perché portavo lì il figlio all’asilo…) periodicamente i ragazzi “lo sbianconano” per sostituire i graffiti più vecchi o sbiaditi con altri più nuovi e colorati (vedi immagini in copertina). Questo fatto paradossale è simbolico della politica schizofrenica o inesistente dell’amministrazione comunale sul tema graffiti.
Anni fa Sgarbi organizzò una mostra di graffitari e protagonisti della street art al PAC di via Palestro. Ma anche gli assessori alla cultura e ai giovani successivi e lo stesso sindaco hanno promesso spazi alla creatività giovanile (recentemente ancora una mostra alla Fabbrica del vapore di via Procaccini) ma contemporaneamente si spende per “pulire” e si multa chi dipinge. Sembra una spirale infinita perché risultati dal punto di vista del decoro non se ne vedono.
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Studente modello, futuro da precario "Noi giovani abbiamo paura del futuro" |
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Scritto da Franco Vanni
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Martedì 23 Marzo 2010 11:59 |
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Da repubblica.it - 22/03/2010
All'inaugurazione dell'anno accademico del Politecnico il rappresentante dei ragazzi, Mauro Brivio, spiazza la platea di ospiti e docenti: "Su di noi pesano i contratti flessibili, le bollette, l'affitto". Qui solo il 70 per cento dei laureati trova lavoro entro quattro mesi: un anno fa erano il 90 per cento
Quando Mauro finisce di parlare l’applauso lo sommerge. Si imbarazza, stringe il podio dei discorsi. Le parole scelte dal rappresentante degli studenti del Politecnico di Milano per raccontare la sua generazione sono crude: «Mi sono chiesto quale caratteristica mi accomuni a tutti gli altri giovani italiani – dice il 25enne studente di architettura – la risposta è: la paura».
La platea di insegnanti riunita per l’inaugurazione dell’anno accademico, pronta a discorsi di rito sulle meraviglie dell’università, capisce di colpo che vale la pena ascoltare. «Sui nostri pensieri più profondi — riprende lo studente, in giacca e cravatta — incombono mille paure: perdere la borsa di studio, veder scadere il contratto a progetto, non riuscire a pagare le bollette e l’affitto. La mia generazione ha paura del proprio futuro».
Mauro Brivio non parla a caso. Le statistiche mostrano che anche al Politecnico la crisi economica si fa sentire. Il dato che dice tutto lo fornisce il rettore uscente, Giulio Ballio: quest’anno solo il 70 per cento dei laureati ha trovato lavoro entro quattro mesi. Nel 2009 era il 90. Segno che anche per gli ingegneri specializzati, il miglior prodotto del sistema della formazione tecnica, guardare avanti con fiducia non è facile. E una flessione nelle assunzioni si registra anche alla Bocconi, dove al momento della laurea hanno già in tasca un contratto di lavoro 57 ragazzi su cento, contro i 60 di un anno fa. Ma è solo la punta dell’iceberg.
Mauro scandisce con voce ferma il testo che, a casa, ha riletto decine di volte: «Dobbiamo recidere il reciproco parassitismo che lega la nostra generazione a quella dei nostri genitori». Un rapporto sbagliato, anche numericamente: nel 1990 i giovani fra i 15 e i 29 anni in Italia erano 12,8 milioni e i loro genitori, fra i 45 e i 59 anni, solo 10,6 milioni. Oggi il rapporto è invertito, con 12 milioni di over 45 e meno di 9 milioni di giovani. E l’età media dell’uscita di casa viene rimandata sempre più (oggi siamo a 30 anni contro i 21 del Nord Europa). Il ritratto statistico della condizione giovanile ai tempi della crisi economica lo traccia Costanzo Ranci, sociologo del Politecnico. Il capitolo centrale della sua relazione ha un titolo eloquente: “La società contro i giovani”. E il professore non usa mezzi termini: «Il mercato del lavoro italiano — dice — è molto inospitale nei confronti dei nostri giovani, oramai trentenni».
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Biblioteche, tagli a fondi e personale |
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Scritto da Laura Fugnoli
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Lunedì 22 Marzo 2010 15:31 |
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Riportiamo questo articolo di Repubblica del 21 marzo 2010, nel quale si cita la nostra raccolta firme sulle biblioteche.
Se in un negozio aumentano i clienti, normalmente il proprietario tenderà a assumere più personale e a tenere la bottega aperta più ore. Sembra logico. Invece le 24 biblioteche rionali milanesi ragionano esattamente all' opposto: a fronte di un continuo aumento di utenti, operano tagli drastici al personale e diminuiscono gli orari di apertura. Gli iscritti, in totale, sono passati dai 72.378 di fine 2008 a 78.198 di dicembre 2009: quasi 6mila persone in più in un anno, arrivando a un più 19% in tre anni. Nel frattempo, però, si taglia sul personale e dunque si risparmia sui fondi. I bibliotecari sono diminuiti tra il 2008 e il 2009 del 9,2%, e quest' anno con i nuovi pensionamenti si perderà un altro 4%. Il bilancio per le rionali, invece, in un anno è sceso di circa il 10%. E per il 2010 l' assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory dice: «I fondi vanno aumentati, ma per farlo bisogna toglierli altrove». Fino al 2001 le biblioteche di quartiere disponevano di un fondo garantito a bilancio del Settore centrale che distribuiva a ciascuna struttura zonale secondo le singole esigenze.
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