Elezioni per il CNSU: i temi (parte seconda) PDF Stampa E-mail
Scritto da Denis Gervasoni   
Domenica 02 Maggio 2010 16:41

Dopo aver spiegato di cosa si tratta, della motivazione per cui chi frequenta l’Università troverà in questi giorni affisso ogni tipo di materiale elettorale, vorrei invece segnalare una serie di temi che ritengo importanti per il futuro dell’Università italiana, indicando alcune proposte senza la presunzione di ritenere che siano complete o le migliori possibili. Non credo nemmeno che chi andrà al CNSU riuscirà a ottenere grandi risultati su questo fronte, in quanto si tratta di riforme che hanno bisogno dell’appoggio del ministero e della maggioranza parlamentare. Ciò che però è importante è che leggendole se ne ricavi una chiara idea di Università.

1. TRASPARENZA E VALUTAZIONE:

Lo stato dell’università italiana non è buono. Numerose Università con bilanci in rosso, dei quali cifre esorbitanti sono destinate allo stipendio del personale (in alcuni casi anche il 110 % del bilancio!), con pochi investimenti nella ricerca, una prolificazione delle sedi universitarie spropositata che ha portato alla nascita di veri e propri diplomifici senza qualità, dove la ricerca non trova spazio. In questo scenario qualcuno pensa che sia meglio andare avanti a criticare il sistema dicendo che è tutto un schifo e tagliare i finanziamenti, oppure è possibile valorizzare le realtà efficienti e di eccellenza e promuovere processi simili anche negli altri Atenei. In questo contesto credo sia necessaria un’operazione di Glasnost dell’Università italiana, al fine di rendere trasparente il suo funzionamento, attraverso bilanci trasparenti e consultabili, curriculum e credenziali scientifiche di tutti i docenti pubblicati su internet, partecipazione degli studenti alla valutazione dei propri docenti e pubblicazione dei risultati. Una parte dei finanziamenti statali siano distribuiti in base alla virtuosità del singolo Ateneo, ma i criteri di valutazione siano chiari, per evitare di favorire indebitamente un Ateneo piuttosto che un altro.

2. MERITO:

È un tema molto discusso, talvolta strumentalizzato, ma sempre attuale per il sistema universitario italiano. Senza voler screditare l’intero sistema, oggi tante logiche all’interno degli Atenei non sono basate su criteri di Merito, sia nel reclutamento della docenza, sia nell’accesso degli studenti allo studio universitario. Il merito dovrebbe essere invece il principale criterio di selezione, forse l’unico. L’università deve essere un fattore di mobilità sociale e pertanto l’opportunità di entrarvi deve essere garantita ad un consistente numero di studenti. Bisogna prestare attenzione è a non lasciare che si usi il numero chiuso per creare corsi ingiustificatamente d’elite, che neghino a tanti studenti la possibilità di entrarvi. Tuttavia ne trovo accettabile l’utilizzo, in alcuni casi: può essere utilizzato a livello nazionale in termini di programmazione per quelle discipline dove c’è un’alta quantità di laureati rispetto alle capacità del mondo del lavoro, come per l’Architettura e la Medicina, oppure a livello locale per garantire una discreta qualità della didattica in caso di limitatezza delle strutture. Le borse di studio, che attualmente sono decisamente insufficienti, dovrebbero in generale essere assegnate agli studenti meritevoli ma privi di mezzi, in modo da effettivamente garantire a tutti la reale opportunità di studiare. Occorre inoltre aumentare i fondi per consentire a tutti i meritevoli l’accesso a progetti di mobilità internazionale. Infine la valutazione degli Atenei e dei docenti contribuiscono a creare un clima di valorizzazione del merito.

3. DIRITTO ALLO STUDIO:

È facile parlare di meritocrazia, meno facile metterla in pratica quando non tutti hanno le stesse opportunità. Oggi non tutti gli studenti partono dalla stessa condizione, economica e sociale, che dovrebbe consentirgli, se meritevoli, di proseguire gli studi. Senza un adeguato welfare per gli studenti, la meritocrazia non può dirsi tale. Evitando inutili egualitarismi, occorre invece assicurare a tutti il diritto all’opportunità di studiare, ad esempio attraverso un fondo per la realizzazione di residenze universitarie e alloggi a basso costo, borse di studio consistenti per meritevoli e privi di mezzi, ripensare il fondo nazionale per il diritto allo studio proposto dalla Gelmini, privilegiando i redditi bassi, aumentare i fondi per mobilità e programmi con l’estero. Particolare attenzione va agli studenti lavoratori, ai quali va garantito il diritto di seguire i corsi senza obbligo di frequentare e di poter alleggerire il proprio piano di studi per poter contemporaneamente lavorare e dare gli esami. È inoltre importante sottolineare alcuni diritti degli studenti, oggi non sempre garantiti, come quello di non accettare un voto di un esame e quello di conoscere all’inizio dell’anno le date di tutti gli esami. Per questo occorre promuovere l’attuazione nelle singole università dello statuto dei diritti degli studenti, approvato durante lo scorso mandato al CNSU.

4. PARTECIPAZIONE:

L’università italiana è troppo spesso considerata come il luogo unicamente utile allo studente per prendere il tanto atteso “pezzo di carta” senza preoccuparsi delle grandi opportunità che essa offre per la crescita civile e culturale, e anche professionale dei giovani studenti. Al di là delle considerazioni negative che posso avere per l’usanza tutta italiana di attribuire alla laurea un valore meramente burocratico, “solo per avere in tasca un titolo” avente valore legale e non per acquisire determinate conoscenze, è possibile affermare che non sia sufficiente la sola  preparazione derivata dalla didattica in senso stretto, o meglio che essa non sia determinante in un mondo del lavoro sempre più selettivo. E’ opportuno fare allora in modo che l’Università non sia solo sede di lezioni, che non fornisca solo nozioni teoriche, anche se queste inevitabilmente saranno la maggior parte. Occorre far sì che lo studente abbia l’opportunità costruirsi una serie di esperienze che gli consentano di accrescere non solo il sapere, ma anche il saper fare. Ecco allora che è opportuno promuovere un’aumento delle opportunità di realizzazione di attività culturali da parte degli studenti, così come promuovere l’Ateneo come sede di associazionismo studentesco, insomma promuovere una maggiore vita universitaria. È opportuno inoltre valorizzare e dare maggior peso alla rappresentanza studentesca, non aumentando il numero dei rappresentanti, ma aumentandone la capacità di influenza sulle scelte degli organi decisionali di Ateneo, su temi riguardanti gli studenti, creando una maggiore collaborazione responsabile tra le diverse componenti del mondo universitario.

5. INVESTIMENTI:

In periodo di crisi della finanza pubblica è probabilmente corretto razionalizzare la spesa, soprattutto andando a tagliare i numerosi sprechi, presenti all’interno del mondo universitario. Non si può però limitarsi a tagliare la spesa come se il sistema della formazione universitaria fosse un semplice peso per le casse dello Stato che non apporta benefici alla collettività. Alla ricerca della virtuosità nel sistema universitario occorre affiancare una congrua quantità di investimenti soprattutto per la ricerca, ma anche per migliorare la componente formativa in un’ottica di eccellenza. Occorre capire che un paese in crisi può avviare uno sviluppo di lungo periodo solo con una politica di formazione di qualità ed eccellenza rivolta ai giovani. A fronte di miliardi di euro spesi per lungo tempo in dubbie operazioni per aiutare e salvare grandi imprese, al limite della normativa sugli aiuti di stato, bisogna capire che basterebbe una quantità molto minore di risorse per riattivare in modo virtuoso la ricerca impegnando giovani e meritevoli, togliendo a tanti la voglia di scappare all’estero.

 

Aggiungi commento


Iscriviti alla newsletter

Compila i tuoi dati per iscriverti

Nome:

Email:

Scarica il logo Mileft

Scarica il logo di Mileft

Visite