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Riportiamo questo articolo di Repubblica del 21 marzo 2010, nel quale si cita la nostra raccolta firme sulle biblioteche.
Se in un negozio aumentano i clienti, normalmente il proprietario tenderà a assumere più personale e a tenere la bottega aperta più ore. Sembra logico. Invece le 24 biblioteche rionali milanesi ragionano esattamente all' opposto: a fronte di un continuo aumento di utenti, operano tagli drastici al personale e diminuiscono gli orari di apertura. Gli iscritti, in totale, sono passati dai 72.378 di fine 2008 a 78.198 di dicembre 2009: quasi 6mila persone in più in un anno, arrivando a un più 19% in tre anni. Nel frattempo, però, si taglia sul personale e dunque si risparmia sui fondi. I bibliotecari sono diminuiti tra il 2008 e il 2009 del 9,2%, e quest' anno con i nuovi pensionamenti si perderà un altro 4%. Il bilancio per le rionali, invece, in un anno è sceso di circa il 10%. E per il 2010 l' assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory dice: «I fondi vanno aumentati, ma per farlo bisogna toglierli altrove». Fino al 2001 le biblioteche di quartiere disponevano di un fondo garantito a bilancio del Settore centrale che distribuiva a ciascuna struttura zonale secondo le singole esigenze.
Poi qualcosa è cambiato. Per decisione del Comune, il fondo è passato nelle mani dei singoli Consigli di zona che, con l' acqua alla gola, lo hanno speso per altre iniziative o per tappare buchi di bilancio su altri settori. La cifra massima si è ridotta a 12.000 euro l' anno a zona, vale a dire che se in zona 2 ci sono due biblioteche (Crescenzago e Zara) avranno 6.000 euro ciascuna, ma in zona 8, dove le biblioteche sono quattro, ognuna ha a disposizione solo 3.000 euro. Non solo: nel 2010 le rionali Dergano, Affori, Cassina Anna, in zona 9, non hanno ricevuto nemmeno un euro. «Per non lasciarle senza un minimo di finanziamenti siamo intervenuti attingendo ad un altro fondo - dice Federico Pasotti, responsabile acquisti delle biblioteche rionali - perché bisognava garantire almeno un minimo di attività. Ma questo è solo un tampone per il 2010. Il futuro è davvero grigio». Per fortuna si fa di necessità virtù, e i bibliotecari si ingegnano. Francesco Cosenza, responsabile della Dergano, ha trovato tanti volontari che si offrono per spettacoli e conferenze anche perché «nell' ultimo anno tre impiegati sono andati in pensione senza ricambio, intanto aumentano i lettori, specie arabi e cinesi». Chi va in pensione, dunque, non viene sostituito. E poi, «se un' impiegata va in maternità nessuno prende il suo posto», si lamenta il responsabile della Oglio. Le biblioteche finiscono così per avere orari a "macchia di leopardo": quattro ore di apertura un giorno, cinque un altro, la mattina del martedì e il pomeriggio del mercoledì. Solo cinque (Crescenzago, Tibaldi, Baggio, Gallaratese e Affori) dopo insistenti richieste, hanno ottenuto di stare aperte fino alle 22: una cooperativa fornisce custodi che permettono di usare la biblioteca solo come sala di lettura. Niente uso di personale del comune, così si risparmia. Davanti ad atenei e locali un gruppo di studenti universitari, riuniti sotto l' associazione Mileft, sta raccogliendo da un mese le firme per far aprire le rionali alla domenica: «Siamo arrivati a oltre 500 firme e quando ne raggiungeremo mille, presenteremo la petizione in consiglio comunale» dice Giacomo Marossi di Mileft. Ci sono biblioteche che vantano postazioni braille per non vedenti, ma spesso non funzionano e nessuno le ripara, come accade alla Oglio. Ogni biblioteca, sulla carta, ha da due a cinque computer, ma il server è insufficiente, dicono unanimi i responsabili delle biblioteche e connettersi è un' impresa. In quella di via Oglio, i computer non ci sono nemmeno più, perché li hanno rubati tutti e quattro. |