Pillola meneghina n. 2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Bonvesin de la Riva   
Domenica 28 Febbraio 2010 01:58

Ho una domanda che oramai credo non si faccia più nessuno per forza d’abitudine. Ma la darsena quando la risistemano? Il fallimento del project financing è stato drammatico, ma i danni chi li paga? Tutti che rompono i coglioni con Milano capitale della moda e poi ci ritroviamo nella zona principe per la movida una specie di palude con tanto di pescatori e capannucce di rom. E della serie le facce come il culo, hanno anche il coraggio di mettere un cartellone gigantesco in mezzo con le foto d’epoca. Mettete una foto di com’era cinque anni fa prima che la distruggeste!
Ad ogni modo questo è solo un piccolo sfogo. Il problema che questa volta mi preme affrontare è la questione navigli. I navigli furono chiusi nei primi del novecento per varie ragioni, sia di urbanistica modernista, sia perché erano talmente pieni di topi e schifezze varie da costituire una specie di fogna a cielo aperto. Non voglio lanciarmi in considerazioni arcadiche e/o nostalgiche ma fare qualche piccola considerazione pratica.

La riapertura dei navigli è resa difficile dal fatto che siano stati completamente riempiti di cemento e non semplicemente “ricoperti”. Il che ne rende la riapertura fine a se stessa una grandissima follia.
Tuttavia i le necessità di una città cambiano e, se affrontate con coraggio, possono tramutarsi nella molla per una vera rivoluzione. Il concetto è quello usato la volta scorsa per la Scala.

Cambiare prospettiva si può, è difficile ma si deve fare. Vent’anni dopo Pillitteri, dopo le scellerate marce indietro di quel contadino prestato alla politica che fu Formentini, dopo la geniale trovata da impiegati della politica che è l’ecopass e la criminogena legge regionale sul divieto di circolazione dei diesel vecchi (con varie eccezioni tra cui: macchina con più di tre persone a bordo, macchina di prete e auto blu), si ricomincia a parlare finalmente di chiusura del centro. Allo stesso tempo è, per poco purtroppo, nata la questione dei raggi verdi e delle piste ciclabili: della serie, okey il bike sharing, ma senza piste ciclabili è inutile e anzi solo pericoloso (per i ciclisti soprattutto). Si cominciano a progettare nuove metropolitane e, se non fosse per l’idea da dementi del tunnel sotto Milano, ci sarebbe da stare allegri. Su tutto questo aleggia l’ombra poco rassicurante delle tangenti per il PGT e della spartizione equa degli appalti cittadini tra le solite tre aziende. Detto questo viene da pensare: ma se si mettessero tutte insieme queste questioni e si pensasse che a Milano serve un progetto urbanistico coerente, che siamo nella possibilità di reinventarci una città e che trasformarla da provincia della provincia a città europea di livello è difficile ma fattibile?

Cosa c’entrano i navigli? Lo dico per provocazione ma mica tanto. Nell’ottica di una chiusura alle auto del centro cittadino, dell’obbligo di nuovi scavi per la metropolitana, della chiusura al traffico di alcune arterie per trasformarle in giardini e piste ciclabili, insomma nell’ottica di una rivoluzione urbanistica della città perché non riaprire alcune tratte di naviglio. Progetto costoso e un po’ folle si dirà. Ma in termini di turismo, di immagine della città, di rivalutazione di certe aree, di abbattimento dell’inquinamento? I navigli potrebbero essere un mezzo alternativo di trasporto e non solo. Si parla in questi giorni di via Padova e del suo dramma perpetuo. Ma se si usasse il naviglio della martesana per trasformarlo da fogna a cielo aperto in centro di divertimento come i suoi fratelli maggiori nel sud di Milano? Non sarebbe un utile strumento di rivalutazione di una zona altrimenti destinata al degrado più totale.

Tutto ciò è difficile. Ma possiamo andare avanti a inventare piste ciclabili finte tanto per dire che le abbiamo? Se non ci credete fatevi Melchiorre Gioia in bici o via Padova: nel primo caso si va nel controviale, nel secondo sul marciapiede in mezzo ai pedoni. Possiamo andare avanti a far sì che l’unica progettualità urbanistica della città sia “tu mi porti la strada e l’allacciamento e io ti riempio la zona di casettine e le tasche di mazzette”?

 

Commenti  

 
#1 Questione di lungimiranza e di buonsensoDenis 2010-02-28 02:33
In realtà la logica più o meno è "tu mi aumenti le volumetrie edificabili e io ti do la mancia: un'aiuola, qualche alberello, 100 m di pista ciclabile e una bella esselunga". E' difficile uscire da questa logica, perchè si sa che i fondi a disposizione per le infrastrutture e i progetti sono quelli che sono, pochissimi. Ma questo non significa che dobbiamo continuare a svendere, anzi regalare, pezzi di città al miglior offerente ma che dobbiamo quantomeno puntare alla qualità e dare un senso d'insieme a ciascun progetto. Milano negli ultimi 20 anni non si è mai interrogata sul proprio futuro, non ne ha mai progettato uno. L'expo poteva essere un'opportunità ed è stata buttata, il PGT anche e gli esiti non sembrano dei migliori, tutt'altro. Non è tanto nella chiusura del centro (che a me non entusiasma) la questione, ma nell'attivare progetti di valorizzazione della città pubblica, tutto quello che citi, raggi verdi, parchi etc... e navigli. Scoperchiare tutto sarebbe un sogno. Ma tanto apprezzabile quanto irrealizzabile, non solo perchè ci hanno buttato il cemento ma anche perchè i costi sarebbero altissimi. Ma basterebbe un minimo di sensibilità e valorizzare l'acqua che ancora esiste a Milano, la darsena è il caso più evidente, i Navigli anche, ma pensiamo anche al Lambro, che in questi giorni purtroppo fa parlare di se, e agli altri fiumi invisibili considerati al pari delle fogne e forse peggio che potrebbero costituire un fattore di qualificazione.
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#2 A proposito dei Navigli..marco 2010-06-01 16:09
consiglio visitare sito: www.cuoredimilano.org
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