Una buona idea per risolvere il problema della casa in affitto a canoni sostenibili PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Nardone   
Martedì 22 Dicembre 2009 21:25

Sempre più persone e famiglie sono alla ricerca di una casa a canoni accessibili. Si tratta di studenti, lavoratori precari, immigrati, giovani coppie che non possono permettersi né di pagare la rata di un mutuo per la casa in proprietà né di spendere 1000 euro al mese per un bilocale in affitto a mercato libero.

Le politiche per la casa hanno risposto tradizionalmente a questo problema in due modi:

1. per le situazioni più gravi con alloggi di edilizia residenziale pubblica (quelle che una volta venivano chiamate le “case popolari”)
2. per tutti gli altri casi favorendo l’acquisto di una casa in proprietà concedendo delle riduzioni delle imposte (detraibilità degli interessi sulla rata del mutuo e imposta di registro agevolata)

Queste due risposte sono oggi inadeguate e non funzionano più:

1. gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sono pochi e già tutti occupati e mancano i soldi e la volontà politica di costruirne dei nuovi (dopo le esperienze degli anni ’60 e ’70 i quartieri di case popolari sono visti solo come un problema dagli elettori)
2. ci sono sempre più persone che hanno un bisogno “temporaneo” di casa: si tratta di studenti, lavoratori interinali, immigrati che ancora non sanno dove vivranno tra 2 o 3 anni. Per queste persone la casa in proprietà non solo è troppo costosa, ma è anche scomoda

L’Europa questa cosa l’ha capita da un pezzo: se a Milano solo il 20% delle abitazioni sono in affitto (e l’80% in proprietà), a Monaco di Baviera a Manchaster o a Lione è esattamente l’opposto: l’80% delle abitazioni sono in affitto e solo il 20% è in proprietà.

Per colpa di questa politica miope in Lombardia stiamo costruendo come dei pazzi: la corsa all’acquisto della casa ci porta al fenomeno delle seconde o terze case e, solo a Milano, l’ultimo studio pubblicato dal sindacato degli inquilini ha calcolato che esistono oltre 80.000 alloggi sfitti. Il problema, poi, è destinato ad aumentare: se c’è tanta gente che cerca casa ma non se la può permettere, ci sono sempre più costruttori che stanno realizzando nuove abitazioni, avendo però sempre in mente un target medio-alto. Ci troveremo presto con un esubero di abitazioni invendute (vuoi per la crisi immobiliare, vuoi per i prezzi troppo alti, vuoi perché le banche non fanno mutui a tutte le persone che non hanno un reddito fisso) e, paradossalmente, sempre più gente che cerca casa costretta a continuare a vivere con i genitori o a pagare prezzi folli per un posto letto.
Se ci sono tante persone in cerca di casa a canoni accessibili e non ci sono più alloggi di proprietà pubblica disponibili perché non utilizzare l’enorme risorsa costituita dalle decine di migliaia di appartamenti sfitti?

Certo, molti proprietari hanno oggi paura di affittare casa ad un immigrato o ad un lavoratore interinale perché sanno che se l’inquilino non paga hanno pochi strumenti a disposizione e si cacciano in una grana enorme. Meglio affittare in nero senza formalizzare alcun contratto.

Una soluzione c’è: si chiama agenzia metropolitana di intermediazione per l’abitare.

Si tratta di costituire un’agenzia cui partecipano tanti comuni di una provincia dotata di un fondo di garanzia incaricata di fare due cose:

1. individuare i soggetti che hanno bisogno di una casa ed aiutarli a trovare un’abitazione adeguata ed a stipulare un contratto di locazione che li tuteli
2. incentivare i proprietari a dare in affitto i loro alloggi a questi soggetti in difficoltà prevedendo una serie di incentivi e garanzie:

a. nel caso in cui l’inquilino non paghi l’affitto o danneggi l’appartamento, il fondo interviene indennizzando il proprietario

b. inquilino e proprietario ricevono un bonus legato alla durata del contratto di affitto

c. il proprietario gode di alcune agevolazioni fiscali (es. ICI ridotta, esenzione dall’addizionale comunale o regionale)

E’ un’idea semplice, poco costosa ed ecologica.

E’ semplice perché non richiede forme di coordinamento molto complesse tra i vari comuni: questi si devono solo accordare su quanti soldi mettere nel fondo e sulla graduatoria degli inquilini meritevoli di sostegno.

E’ poco costosa rispetto ad altre soluzioni: in assenza di alloggi di proprietà pubblica vuoti, pensare di costruire nuovi alloggi popolari è economicamente più impegnativo e politicamente meno fattibile.

E’ ecologica perché utilizzando il patrimonio edilizio esistente si evita di consumare nuovo territorio.

A Torino, Bologna e Forlì l’hanno già fatto: noi lo vogliamo fare anche in Lombardia. Adesso.


Pubblicato su PlaNet Milano (planet.studentipolitecnico.it)

 

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